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Appunti di vita

La più bella delle vergogne

Matera · settembre 2014
credits: visitmatera.com
credits: visitmatera.com

Matera Capitale Europea 2019. Una candidatura che fonda le sue basi sugli individui. Sulle loro aspirazioni. Sulla somma di quei cuori pulsanti che all'unisono stanno definendo già oggi il futuro remoto della città più resiliente della storia dell'umanità.

Jerry e Monique Sternin sono due coniugi, facevano parte dello staff di Save the Children e si recarono in Vietnam su richiesta del governo di Hanoi. Erano stati invitati a fronteggiare uno dei più urgenti problemi sanitari che affliggevano il paese: la malnutrizione cronica che al tempo affliggeva più del 50% dei bambini vietnamiti. Il governo vietnamita aveva concesso sei mesi alla coppia per ottenere dei risultati tangibili, quindi la coppia si mise velocemente in marcia per raggiungere un certo numero di villaggi rurali nei quali lavorarono con un volontario locale. Gli Sternin, tuttavia, non piombarono in quelle comunità con il solito stile di molte ONG. Non si presentarono come nutrizionisti esperti incaricati di istruire gli abitanti su cosa dare da mangiare ai propri figli o come assicurarsi che l'acqua fosse potabile. Gli Sternin sapevano che le "strategie professionali" importate da altre culture solo raramente avevano attecchito. Spesso i cooperanti arrivavano con l'elicottero in un villaggio, impartivano le loro lezioni, attendevano finché le teste annuivano e poi si spostavano in una seconda comunità. Dopo pochi mesi però la gente del posto tornava alle sue vecchie abitudini. Gli Sternin decisero di adottare un modello diverso. Anziché dare lezioni, guardavano e ascoltavano, partendo dal presupposto che i veri esperti fossero gli autoctoni e che una soluzione sostenibile al problema della malnutrizione infantile si potesse trovare proprio all'interno della comunità. Non si poteva fare fare affidamento su qualcosa paracadutato dall'esterno come una scorta di barrette energetiche. Il metodo si ispirava ad un libro di Marian Zeitlin basato su uno studio delle abitudini alimentari delle comunità povere degli Stati Uniti. La Zeitlin aveva scoperto che anche i gruppi più indigenti presentavano outliner positivi cioè famiglie che erano riuscite a trovare il modo per crescere in salute i propri figli a dispetto delle condizioni miserevoli in cui vivevano. Zeitlin definiva queste persone devianti positivi, ovvero individui o famiglie che, pur deviando dalle norme sanitarie della comunità, riuscivano ad avere risultati positivi. Nei villaggi in Vietnam gli Sternin dovevano prima trovare gli outliner, cosa che, di per sé, era già abbastanza difficile. Pesavano i bambini con normali bilance e si affidavano al passaparola chiedendo ai locali se conoscevano famiglie i cui bambini erano insolitamente ben nutriti. Presto scoprirono che nei villaggi c'era un numero significativo di famiglie devianti in senso positivo rispetto agli standard nutrizionali del paese. A quel punto la coppia condusse un'indagine etnografica per capire cosa esattamente gli outliner facessero di così speciale, quindi studiarono i loro comportamenti quotidiani e li confrontarono con quelli delle famiglie che non erano riusciti a sfuggire al ciclo della malnutrizione. Con il passare dei mesi emersero un ampio insieme di modelli comportamentali riscontrabili unicamente nei devianti positivi, i quali nutrivano i loro figli con pasti più ridotti ma più frequenti. Inoltre i devianti positivi si discostavano anche dai tabù delle gerarchie sociali: raccoglievano i gamberetti e i piccoli granchi che vivevano nelle risaie e li aggiungevano ai pasti dei bambini sebbene la cultura del luogo considerasse i crostacei come cibo per le classi sociali più inferiori. Quella dieta, ovviamente, apportava le proteine e le vitamine che il riso da solo non aveva. Dopo avere individuato i modelli comportamentali alla base della devianza positiva, gli Sternin cominciarono a spargere la voce per diffonderli nella comunità. Si fece affidamento sulla rete sociale del villaggio invece che imporre agli abitanti gamberetti e granchi in nome di una qualche autorità esterna. Gli Sternin incoraggiarono gli outliner a diffondere loro stessi la voce sui loro benefici e aggiunsero astute forme di incentivazione per promuovere quei cibi e impartire lezioni sull'alimentazione che oggi definiremmo con il termine gamification. I primi risultati raggiunti furono strabilianti ed ebbero il permesso di portare avanti il loro programma per altri due anni. Alla fine dei due anni la malnutrizione aveva registrato un calo significativo, dal 65 all'85 per cento. I risultati raggiunti furono a basso livello tecnologico. Lo strumento più avanzato fu la bilancia pesa bambini. Non è quasi mai una questione di tecnologia. In un certo senso la ricerca dei devianti positivi equivaleva alla costruzione di una rete di Baran: anziché dettare le leggi dall'alto, lavorarono all'interno di una rete di pari esistente in quella comunità per scoprire, diffondere e premiare le soluzioni che gli abitanti stessi avevano sviluppato. Gli Sternin non erano lì per fornire competenze esterne, ma per far emergere quelle già esistenti nella comunità. La gente disponeva degli strumenti necessari per nutrire meglio i propri figli, ma aveva bisogno di un piccolo aiuto per condividerli attraverso una rete più ampia di pari.

Quello che è accaduto a Matera con la candidatura a Capitale Europea della Cultura per il 2019 poteva accadere solo a Matera. Lo dico perché leggendo il Dossier di Candidatura appena pubblicato non ho trovato una lista di eventi o una programmazione culturale. Leggendo quel Dossier ho avuto la visione completa di come il lavoro di anni, fatto da reti di pari, abbia saputo mescolarsi, reinventarsi e abbia saputo esprimere delle necessità. Un lavoro fatto da outliner che hanno creato altri devianti positivi in grado di estromettere decisioni dall'alto e, grazie al dialogo e all'ascolto, hanno connesso i puntini ed esaltato qualcosa che sul territorio già era presente, ma che aveva bisogno di essere facilitato. Aveva bisogno di essere preso per mano e indirizzato in una visione comune, una visione connessa e aperta. Chi considera quel Dossier un "documento programmatico" fa un errore madornale. Quel dossier è la fotografia di quello che siamo, delle nostre relazioni e delle nostre aspirazioni. Leggendo quel dossier mi è venuta in mente la storia di Jerry e Monique Sternin e di come siano stati in grado di dimostrare la capacità delle reti di pari di esaltare la resilienza della loro società, partendo innanzitutto dagli individui. Quando le reti sociali funzionano mettono in discussione la maggior parte dei luoghi comuni presenti, anche sulla burocrazia amministrativa. Di solito ce la prendiamo con la burocrazia, e per buone ragioni: è lenta, inflessibile, poggia su convenzioni arbitrarie ed è incapace di rispondere ai bisogni individuali. La burocrazia è la naturale conseguenza della stella di Legrand, poiché condensa le necessità dei cittadini in pacchetti leggibili a un gruppo ristretto di individui che operano all'interno dello Stato, in modo che possano gestire e comprendere le mille implicazioni di una città o di un villaggio rurale. I programmi di organizzazione che invece ricorrono alle reti di pari non hanno questi vincoli e, se sono bene organizzati, riescono a fare persino meglio dei mercati. Quello della candidatura di Matera a Capitale della Cultura per il 2019 è stato questo. È stato un processo di ascolto, un processo aperto, un processo che ha chiesto, in un periodo di cambiamento e consapevolezza per la città, dove volesse andare e a cosa aspirasse. Dentro quel Dossier è racchiusa la risposta. Ed è una risposta che trovo straordinariamente ovvia. Quel territorio è esattamente questo: utopia e distopia. È un territorio che ancora una volta sta mutando. Per farlo però deve guardare a quelle che possono ingenuamente essere considerate "contraddizioni", ma che invece sono l'ennesimo esempio di come questa città stia cercando una nuova identità unica al mondo basata sì sulla sua storia, ma anche sulla sua capacità di adattamento, di ricerca, di sperimentazione e coinvolgimento. Quel Dossier è intriso di tutto questo. Oscar Wilde aveva bene espresso il concetto:

"una carta del mondo che non contiene il paese dell'utopia non è nemmeno degna di uno sguardo."

Il paese dell'utopia che sta emergendo è la città i cui confini e le cui aspirazioni sono straordinariamente delineate in quel Dossier. Si sta materializzando giorno dopo giorno come uno tsunami inarrestabile. Ed è meraviglioso osservare come Matera stia guidando se stessa dal basso in maniera aperta e inclusiva, producendo intelligenza, bellezza e incarnando appieno la voglia di un nuovo tipo di riscatto sociale. Un riscatto, un orgoglio e una sapienza tramandata dalle generazioni precedenti insieme e più di tutto il resto. Un riscatto sociale che con questo lavoro ha portato la più bella delle vergogne a diventare già adesso un modello di città partecipata degna di poter essere presa ad esempio e a risolvere quella necessità di cambiamento positivo che l'Europa sta cercando disperatamente.

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