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Appunti di vita

La radio: Il primo dei nuovi media

Matera · ottobre 2016
La radio: Il primo dei nuovi media

Piccola riflessione su un media tanto vecchio quanto moderno: La Radio.
In realtà, credo che non lo si debba guardare come medium pieno di limiti, ma pieno di potenzialità e caratteristiche che altri cosiddetti "Vecchi Media" non hanno.

Le immagini sono la grande forza della televisione, ma anche un suo limite. Una comunicazione audiovisiva impone un'attenzione costante, esclude dal campo visivo la realtà circostante allo schermo televisivo, implica una messa a fuoco, uno spazio intermedio tra noi e l'oggetto, anche se non obbliga una ricostruzione mentale degli eventi. E possiamo affermare la stessa cosa per Internet che si propone come un'esperienza totalmente coinvolgente.

La radio, invece, permette all'orecchio di captare i suoni da qualsiasi direzione provengano, anche quando la fonte del suono è al di fuori della nostra portata, in quanto la fonte del suono può essere indifferentemente lontana o vicina. Captiamo il suono dagli autoparlanti della macchina, in cuffia o da un'altra stanza.

La mancanza di immagini sono il suo limite, ma anche la sua forza.

La radio, inoltre, sfrutta una caratteristica del corpo umano: L' "àcusma". Cos'è? Vi faccio un esempio.
Cosa fate quando non volete guardare qualcosa? Semplice, sfruttate una caratteristica del corpo umano, le palpebre. Le chiudete, interrompendo di fatto un flusso di informazioni visive in ricezione. Ma quando non volete ascoltare qualcosa che fate? Sfortunatamente il nostro corpo non ha in dotazione dei tappi per orecchie.
Questa nostra caratteristica permette al suono di estendere la sua azione anche oltre il desiderato, facendolo diventare, appunto, "acusmatico".

Un'altra caratteristica importante è la dimensione. A differenza della Tv, la radio può essere di dimensioni ridottissime, senza perdere alcuna delle sue caratteristiche, mentre è ovvio che il discorso non vale nell'audiovisivo. Diminuendo le dimensioni di una fonte di immagini, la qualità delle percezioni diminuisce.

La radio, come gli altri media, è stata investita dei processi tipici della modernità, riportandola alla ribalta, anche se di fatto ha più di un secolo di vita. La miniaturizzazione, la mobilità, la flessibilità e non per ultima, la stretta vicinanza a chi la utilizza (facendolo diventare un medium personale e non collettivo o familiare) sono le caratteristiche che più hanno contato nel processo di modernizzazione del mezzo. Un po' come è avvento per il telefono, da medium fisso, è diventato mobile e quindi personale e intimo.

La flessibilità, sarà la carateristica più forte, proprio perchè permette di adattarsi al furturo portando ad una evoluzione del mezzo.

Sono convinto che comprendere le logiche che sono alla base di questi processi più che altro sociali, non può che giovare a chi, quotidianamente, accende (con un operazione apparentemente banale, ma pieno di risvolti psicosociali) la Televisione e/o la Radio, pensando di non essere parte di quel sistema mediatico che c'è tutt'attorno, pensando di non essere assuefatto.
In realtà tutti lo siamo.
La cosa più importante è che tutto questo costituisce le fondamenta della frontiera in cui ci stiamo incamminando ed in cui, in parte, già viviamo: un modo fatto di informazioni frammentate in una quantità inimmaginabile prima d'ora in cui, forse, ci stiamo perdendo ed in cui abbiamo sempre più bisogno di ordine, filtri e la reputazione necessaria della fonte capace di farci distinguere il vero dal non vero. Le bufale dalla verità. I fatti dalle opinioni.

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