Piovono lucertole da un cielo senza nuvole.
Si destreggiano nella vampa d’agosto, cadendo dai rami d’ulivo su cui scatenano i loro amplessi estivi.
Il maschio si avvicina, lei si divincola, lui la gira, la ferma, le si appiccica finché lei non gli morde la coda per poi tornare su di lui, spinta dall’istinto che scoppia senza censura né preavviso.
Lui, distratto, si lascia andare. Perde l’equilibrio, carambola e cade giù, interrompendo per un attimo il canto delle cicale.
Piovono lucertole non lontano dei cespugli di ginepro dove le bisce si intrecciano, si separano, cercano di allontanarsi per poi ritrovarsi all'ombra discreta di un gelso.
Piovono lucertole sulla terra arsa dal sole che accende i desideri più arcani.
L'unico indifferente è il nibbio reale che calmo e impavido rotea nel cielo aspettando la sua occasione.
Terra arsa questa, dove nulla accade all’apparenza, se non tutto ciò che serve per far rinascere la vita quando sarà il momento