GC
Appunti di vita

Meraviglia

Matera · agosto 2017

Meraviglia.
Non c’era altro modo di definire la sensazione che Gab stava provando.
Era seduto su quella panchina solitaria sul lungomare a godersi la tranquillità delle onde che arrivavano pacate sulla riva. I lampioni erano accesi, ma fornivano solo la luce che bastava per poter camminare nel viale posto dietro di lui a chi aveva atteso che la luna fosse lata per uscire a respirare. Il mare lì di fronte aiutava a placare l’afa. Psicologia spicciola, avrebbe detto qualcuno, ma funzionava.
Gab si guardava attorno. Di tanto in tanto qualcuno passava passeggiando lentamente.
La si aspettava, la notte, con lo stesso ardore del primo appuntamento.
Portava tepore nel cuore e fresco sollievo nel resto del corpo. La notte lasciava salire gli odori della terra, del mare, dell’aria che arrivava da chissà dove.
I grilli stanchi portavano il ritmo. Un ritmo che la sera si faceva lento. Come quell’aria che a forza spingeva a riva le esili onde.
“Dovrebbe essere una cosa normale che uno voglia vivere con la persona che ama.”
“Eppure normale non è.” pensò Gab.
Che cosa strana che sono gli esseri umani.
Incastrati nei loro pensieri, provavano a farsi spazio per dirsi che forse avevano ragione i grilli.
Si i grilli. Facevano rimbalzare il loro zirlìo con un ondeggiare antico, alternandolo tra il ritmo delle stagioni, e dentro le stagioni tra giorno e notte.
“Non puoi mica pretendere che sia sempre uguale” continuò Gab.
“Eppure tutto l'amore che ci metti nella vita ti arriva di colpo quando ti senti triste e la senti lontana.”
“Era evidente che Gab si trovava di fronte al mare e ad una una vibrante ineluttabilità: i sogni realizzati nel passato devono essere inferiori a quelli da realizzare nel futuro.”
Era tutto lì. Insieme alla necessità di non farsi fermare dalle sue paure.
Da una finestra vicina arrivava educato il ritmo di una pezzo Jazz.
Gab capì, si alzò e andò avanti. Che tanto indietro bisogna lasciare solo i ricordi.
Si diresse verso casa. E anche se non era lì con lei, niente gli impediva di portarla dentro.
Che se l’avesse portata dentro dentro, non c'era niente che sarebbe riuscito a farla andare via lontano.

La prossima
storia nasce
adesso

Poche lettere all'anno: appunti di lavorazione, letture, presentazioni. Niente altro.

Iscriviti: il prossimo appunto lo leggi prima di tutti.

Ci si cancella con un clic.

Newsletter su Substack