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Appunti di vita

Giappone

Tokyo · dicembre 2017
Tokyo
Tokyo

Tokyo

In fondo tutte le grandi città sono uguali. Ma nessuna è uguale a se stessa.
Dell’avventura in cui mi sono imbattuto sono totalmente ignaro, senza sapere che in certi momenti sarei rimasto preso in una rete come un Mosca, pronto ad essere divorato dal ragno ubriaco, cosa che non si accorda affatto con l’alto scopo del mio pellegrinaggio, perché è di questo che si tratta, un viaggio senza bastone e senza zaino, ma con grandi distanze e infinite scalinate di templi da affrontare a piedi. L’obiettivo segreto e inconsapevole di certi viaggi è quello di mandare in totale confusione il viaggiatore, estraniarlo a tal punto dalle sue origini da far apparire la sua esistenza come un oscura faccenda da cui potrà tornare solo con grande difficoltà.
Soltanto allora sei stato veramente via, così altrove da essere, forse, diventato un altro.

Tokyo

Giappone

Sto ancora aspettando il tanto agognato “shock culturale” che però stenta ad arrivare.
Insomma, Tokyo è una città molto occidentalizzata e chi come me è cresciuto negli anni ‘80 in Italia il Giappone ce l’ha un po’ dentro.
Anche se questo i giapponesi non lo sanno.
L’ho dovuto spiegare al proprietario di un piccolo negozietto di manga e giochi retrò, nei pressi di Kichijoji station, che quando mi ha sentito chiedere se avesse Mazinga, è saltato dalla gioia, mi ha tirato fuori una piccola riproduzione del “Grande Mazinga” e mi ha chiesto come facevo a conoscerlo.
Lo stesso stupore che ha colpito me, al contrario, quando ho scoperto che qui festeggiano il Natale (?!?!). Ci sono alberi e lucine ovunque e Michael Bublé gareggia con Mariah Carey e Diana Krall negli autoparlanti dei negozi. Pare che l’albero lo facciano pure in casa, e io nn voglio crederci ancora.
Per fortuna oggi mi sono allungato verso Nakano per fare un corso di preparazione di Sushi. Yoshiaki, il mio maestro, si è preso tre ore buone e con infinita pazienza ha spiegato tutto dall’inizio alla fine, dove per inizio si intende la storia è le tipologie di questo porto e per fine s’intende anche “come si mangia il sushi”. Perché ho scoperto che facciamo moltissimi errori e il sapore, se mangiato nel modo corretto, è completamente diverso. Giuro.
La visita all’Electric Town di ieri mi ha portato davvero indietro di 30 anni. Lí c’è ancora il Giappone degli anni ‘80, quello che insegnava al mondo a fare tecnologia. Mi sono ritrovato tra un’infinità di valvole, diodi, antenne, condensatori, ma anche ragazzine amanti del cosplay e vicoli infiniti pieni di fumetti e sale giochi. Credo di poterlo definire il paradiso di ogni amante di Arduino o comunque di ogni buon nerd che si rispetti, e quindi io ci sono andato a nozze.
La passeggiata di oggi pomeriggio è finita a Ueno, ma non nel parco o tra i musei. Mi sono volutamente perso prim a Kappabashi, tra le decine di negozi di utensilerie da cucina di ogni tipo, e poi tra i mille vicoli del perenne mercato vicino la stazione di Ueno. Un groviglio luminoso di odori, templi, negozi di ogni tipo e venditori di qualunque cosa al mondo possa essere ingerito da un essere umano per nutrirsi.
Non posso certo dire di essermi fatto ancora un’impressione di quello che sto vivendo, ma sono certo che alla fissità degli schermi bisogna sempre più opporre un genuino desiderio di incontrare l’altro. Obbiettivo che possiamo realizzare solo attraverso lo smarrimento. L’allontanamento dalle nostre certezze.
È l’unico modo che abbiamo per crescere, e possiamo farlo iniziando dal come viviamo le nostre città, da come ci rapportiamo alle persone attorno a noi.
In fondo, se lo guardiamo bene, il mondo ci è più vicino di quanto non immaginiamo.

Kyoto

Giappone

Le paure che si affrontano in un viaggio in solitaria come questo non sono quelle ovvie, scontate di chi vive in occidente, quelle che ho vissuto durante gli attacchi di Parigi o Bruxelles quando ero a Bruxelles o quelle vissute nella mia camera di East London.
Ci crediamo postmoderni, ma dimorano in noi paure ataviche da sfidare se vogliamo uscire da noi stessi e spingerci oltre. Qui a Kyoto tra boschi incredibili, mille scalinate, templi maestosi e tradizioni secolari, questi sentimenti antichi stanno venendo fuori.
A Kyoto il Giappone lo si sente. Si sente la distanza dall’occidente che non mancano di imitare anche qui, ma separando più nettamente ciò che appartiene a questi luoghi dal resto del mondo.
Staccarsi dai cliché culturali, distruggere le illusioni, smettere di proiettare le proprie aspettative sull’altro è il primo passo per conoscere il Giappone. E forse anche per la realizzazione di una vita ed un amore felice.
Kyoto è bellissima e si nutre di un’infinità intimità che rilascia in chiunque passi di qui.

Kyoto

Tra le cose fatte prima di venire qui, ho ripassato e portato con me gli insegnamenti del più famoso dei maestri giapponesi: il maestro Kesuke Miyagi.
Assolutamente fondamentale.
L’avrà sicuramente fatto anche il tizio seduto accanto a me stamattina, nella sala colazione del mio albergo. Ci ha dato il buongiorno ruttando fragorosamente nella normale indifferenza degli astanti per i quali non è stato altro che un segno di apprezzamento.
Ha ragione Miyagi: “natura insegna, non gli uomini”.
Nel frattempo a Kyoto ha nevicato un po’. Ed è ancora più affascinante.

Kyoto

Giappone

Quando chiedi ad uno straniero che ha visitato l’Italia dove è stato, nel 99% dei casi ti dirà Roma, Firenze, Venezia.
Beh, Tokyo, Kyoto e Nara sono le Roma, Firenze e Venezia dei Giapponesi. Sono tappe obbligate che certo non raccontano tutta la diversità del Giappone.
Kyoto e Nara sono bellissime. Kyoto è un gioiello cosparso di gemme ovunque. È una scoperta continua. E sono sicuro che il resto del Giappone sia altrettanto bello, ma venire fin qui senza vedere queste tre città sarebbe uno spreco.
Sopra ogni cosa però, la cosa che mi sta divertendo di più è scoprire la simpatia dei giapponesi, soprattutto quando sono alla seconda o terza birra.
Ieri sera, come ogni sera, ho avuto modo di scambiare due chiacchiere con un po’ di gente. Il primo l’ex proprietario in pensione di un locale che, per qualche strano motivo, ama la musica latinoamericana tanto da averci fatto un bar ad Osaka e grazie al quale ha imparato un po’ di spagnolo pur senza mai essere stato in sud America. Quello spagnolo è stato sufficiente per permettermi di parlare con lui in quella lingua. E mi ha raccontato di quando 40 anni fa ha viaggiato in Europa in autostop, attraversando anche l’Italia per arrivare a Brindisi e da lì imbarcarsi per la Grecia.
Ho poi incontrato nello stesso bar un cuoco giapponese appassionato di cucina italiana che mi ha chiesto come si preparano alcuni piatti in Italia, in primis la carbonara. Ho passato circa 15 minuti a convincerlo in inglese che la panna non ci va (!) e che non usiamo il bacon ma il guanciale.
È rimasto stupito ed estasiato e non ha mancato di fare delle lunghe assurde espressioni con il viso per raccontare il suo stupore.
Ho poi incontrato Ben, Canadese a Kyoto da 20 anni, sposato con figlio di 8 mesi. Fa import export di vestiti qui in Giappone oltre che organizzare tour per anglofoni.
E poi c’era il proprietario del bar, uno dei tanti australiani trasferitisi qui anni fa e che oggi usa il bar per guadagnarsi da vivere e per ascoltarsi gli U2 a palla ed in serenità, con la scusa di far conoscere canzoni occidentali agli ospiti.
Insomma, ogni sera incontro qualcuno di diverso che non sto qui a raccontare, ma sto scoprendo che viaggiare da soli non significa certo rimanere da soli.
Lungo la via, ad esempio, ho incontrato Gassan di Gerusalemme, emigrato prima in Canada e ora a Dubai, con cui sono stato a cena un paio di volte facendomi raccontare com’è la situazione in medio oriente soprattutto dopo il recente annuncio di Trump di spostare l’ambasciata israeliana proprio a Gerusalemme. Così come ho incontrato Francesco, ragazzo di Firenze che sta facendo una scuola di Giapponese a Kyoto e che porta in giro per i bar di Gion i turisti che vogliono vedere un altro lato di Kyoto. Sono stato con lui e con altre due coppie australiane in alcuni bar talmente assurdi che se ve li raccontassi non ci credereste.
La lista è lunga e dietro ogni faccia o ad ogni nome c’è una storia. Sono anche rimasto colpito da quanta gente ci sia al mondo che viaggia “in solitaria”. Sarà che se non lo fai, non ti rendi conto che quella parola, solitaria, ha significati molto diversi da quelli che siamo abituati a dargli.
Insomma, ho tante cose per la testa e non sto certo qui a raccontarle tutte, ma l’esperienza è assolutamente positiva.
Scrivo questo post in attesa che l’asciugatrice finisca il suo ciclo e poi mi preparo all’ultima sera a Kyoto. Domani si torna nella capitale.
Nel frattempo vi posto qualche altra foto di Kyoto e Nara fatta col cellulare. Le foto belle sono tutte nella memory card della mia Fujifilm: la mia fantastica compagna di viaggio.

Rappongi

Giappone

Ultimo giorno a Tokyo ed in Giappone e qualche riflessione sparsa e non esaustiva.
Il Wagyu di Kobe è indubbiamente squisito, ma costa troppo, cosa che non si può dire per il pesce, soprattutto se si fa un giro al mercatino ittico di Tsukiji, il più grande del mondo.
Ho scoperto inoltre che il Giappone ha una specie di ministero della Dieta Nazionale, con tanto di libreria e museo annesso.
Ad ogni modo, mentre cerco di capire come farò ad incastrare le cose da mettere in valigia prima di uscire a Roppongi per l’ultima serata nipponica, mi rendo conto sempre di più di stare contribuendo con decisiva convinzione alla definitiva estinzione del tonno rosso. In questo paese si mangia da Dio.
Rimango però ancora una volta stupito dai finti mercatini di Natale tedeschi al Roppongi Hill dove i locali possono “vivere la fantastica esperienza” di gustare würstel, brezel e birra tedesca tra scintillanti lucine e musichette natalizie. Non mancano foto a qualunque cosa faccia riferimento al Natale e alla “cultura” commerciale del Natale occidentale.
Ancora non ci posso credere.

Londra

Giappone

Back in Europe.
Breve sosta a Londra dove mi fa sempre piacere tornare, anche se stavolta solo per 24 ore.
Mattinata libera, per cui prima di andare a mangiare il miglior pollo di Londra al nuovo Chicken Shop di Holborn (dopo 2 settimane di sushi ci sta tutto), mi butto al National Museum dove tre anni fa venni per vedere principalmente due cose: la Stele di Rosetta e la Mappa del Mondo della Mesopotamia (la prima mappa del mondo mai creata). Quest’ultima sfortunatamente non riuscii a vederla causa rifacimento dell’ala del museo che l’ospitava.
Oggi invece c’è l’ho fatta. Ed è incredibile. Queste due cose qui, la mappa del mondo della Mesopotamia e la stele di Rosetta sono due metafore incredibili del mondo che ancora viviamo e del modo in cui lo viviamo. E pensare che la prima è datata sesto secolo avanti Cristo e la seconda 196 A.C.
I nostri antenati avevano i nostri stessi bisogni e i nostri stessi desideri e per assolvere entrambi usavano semplicemente le tecnologie di allora che oggi conserviamo nei musei. Questi due reperti sono le cose più ricche di significato che abbia mai visto.
Siccome poi avevo ancora un po’ di tempo mi sono infilato nell’area sulla Magna Grecia, giusto per sentirmi un po’ a casa prima di tornarci per davvero. E forse neanche gli amici di Pisticci lo sanno, ma proprio in quella sala al secondo piano dell’ala est del National Museum c’è una foto del loro paese in mezzo a reperti di ogni genere provenienti da Puglia, Basilicata e Calabria.
È sempre bello sentirsi connessi alla propria terra quando si è distanti. Aiuta a ricordarti chi sei.
Il punto è tutto qui: inutile parlare lingue diverse e usare mappe per orientarci nel mondo se prima non ci rendiamo consapevoli di chi siamo e da dove veniamo.
In fondo aveva ragione Proust: “il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.
Il sole splende a Londra, ed è quasi tempo di tornare a casa.

La prossima
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