Sono sedici anni che non vivo la mia città in questo periodo dell’anno.
Ogni volta che sento lo stridío delle rondini mi torna alla memoria la mia prima infanzia, quando abitavamo in via Gattini: mio padre che mi insegna ad andare in bici, le passeggiate per il corso, i giochi in cortile con mio fratello, le pannocchie arrostite della signora del piano terra, le colazioni allo spaccio della caserma della Polizia.
Molto da allora è cambiato, tranne il modo che ha la gente di qui nel chiedere “hai mangiato?”.
A queste latitudini quella semplice domanda continua a suonare più come una dichiarazione d’amore.
Questo posto fa bene all’anima.