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Appunti di vita

L'origine è la meta

Matera · gennaio 2018
Photo by davide ragusa on Unsplash
Photo by davide ragusa on Unsplash

Di matrimoni al sud, di Puglia, di Spagna, di nipoti e 2,3 volte il giro del mondo.

C'è una storia che vorrei raccontare da un po' e credo sia arrivato il momento giusto per farlo. È una storia che mi riguarda in prima persona, anche se basta avere gli occhi giusti per leggerci dentro molto di più.

Premessa

Chi mi conosce sa che a 18 anni feci il mio primo biglietto di sola andata per Torino, da dove ho iniziato un percorso che mi ha portato a vivere in 9 città di 4 nazioni nel corso di questi ultimi 17 anni.

Nel solo 2017, per via del lavoro che ho fatto, ho preso 49 aerei, visitato 19 aeroporti (alcuni molte volte) in 9 nazioni e 3 continenti, percorrendo solo in volo 58.672 miglia, pari a circa 94.422 km, che pressappòco fa 2,3 volte la circonferenza della terra. E questo solo l'anno scorso e senza contare gli spostamenti in treno, autobus e auto (questi ultimi l'app che ho usato non me li traccia).

A molti tutto questo potrebbe sembrare eccitante.

Mi è capitato spesso di sentire amici sparsi qua e là in Europa che mi dicevano quanto invidiassero questo mio girovagare o, ancora più spesso, mi è capitato sentire amici che chiedevano di venire con me in uno dei miei viaggi. Per non parlare di tutta quella sfilza di persone che negli ultimi anni mi hanno più volte assicurato sarebbero venuti a trovarmi per un week-end.

Nonostante il mio più che lieto consenso, niente di tutto questo è mai successo. Raramente ho avuto visite all'estero. Famiglia inclusa.

Il motivo per cui è successo (o meglio non è successo) è semplice e non credo abbia a che fare con questioni puramente economiche.

Penso che man mano che cresciamo tendiamo a consolidare la nostra sfera personale dando spazio alla vita che ci siamo costruiti nel posto in cui abbiamo scelto di vivere. Con l'andare del tempo le cose importanti passano dall'io al noi. Diventano le amicizie, la famiglia, il lavoro e la propria condizione sociale lì dove viviamo.

Se pensate ai numeri che ho volutamente sottolineato all'inizio di questo post capirete immediatamente che tutto quello che molti di voi hanno, io non ho potuto costruirlo pur avendoci provato con tutte le mie forze. Ho fatto altre scelte. Scelte che rifarei, sia chiaro, ma che mi hanno costretto a rinunciare a qualcosa.

Forse il lavoro è stata solo la scusa banale e più facile per riempire le assenze di quest'ultimo anno ed evitare di pensare troppo. E viaggiare, forse, è il modo che ho per trovare lo stupore che non provo più da un pezzo.

Perché vi sto raccontando tutto questo? Perché quando arrivi alla fine dell'anno stremato da questa non-vita, quando ti ritrovi solo in una città in cui sai già non vivrai per sempre, quando ti manca vivere nel paese più bello del mondo, quando ti rendi conto che hai ormai 35 anni e che sei solo, allora tutto quello di bello che hai fatto, vissuto o imparato passa inevitabilmente in secondo piano.

I circa 1500 contatti di Facebook li conosco quasi tutti personalmente. Ho conoscenze in ogni dove. Potrei andare ovunque in Europa, negli Stati Uniti, in Sud America, in Canada, in Russia, in Australia, a Shangai o in Giappone, mandare un messaggio e ritrovare un vecchio amico o un conoscente. Ma quanti amici veri ho? Su quanti di questi posso davvero contare in caso di bisogno o necessità?

La domanda è ovviamente retorica e la risposta si aggira più o meno sul numero di dita che ho su una mano. Almeno credo.

Tutto questo, da tempo, mi fa riflettere e mi rendo conto che la spensieratezza della gioventù sta scomparendo insieme all'energia che mi ha spinto diciassette anni fa a rinunciare a tutto questo per chissà quale aspirazione professionale o di vita.

…finché la Puglia.

A settembre una coppia di amici decide di sposarsi (finalmente!) e durante il matrimonio, tra una chilometrata di crudo di mare e una tarantella, lo sposo mi invita a fare una chiacchiera con il suo testimone di nozze che inizia a raccontarmi una storia che ha dell'incredibile. Lì, sull'altopiano della murgia, hanno creato un'azienda che ha sviluppato un software per il mobile engagement marketing con una forte componente di intelligenza artificiale. Un'azienda che opera già in Italia, Spagna, Francia e Stati Uniti, con un modello SaaS che vuole consolidarsi soprattutto a livello internazionale crescendo, conquistando altri mercati (EU e USA in primis), continuando ad investire sul prodotto e strutturando l'azienda in modo da essere pronti per la scalata grazie anche gli investimenti ricevuti e futuri. Primo tra tutti quello dell'ex -italiano- COO di Apple.

Insomma, quasi la copia carbone dell'azienda in cui sono entrato 2 anni, 4 mercati, 3 uffici e 110 colleghi fa.

Tutto questo però in Puglia, in un paese non molto lontano da Matera. Un paese in cui ci sono più caseifici che pompe di benzina. Un paese insomma, in cui l'idrocarburo è stato già da tempo rimpiazzato dal latticino, a metà tra casa ed il mar Adriatico.

Alla fine della lunga chiacchierata, dopo aver sentito la mia storia, il mio interlocutore mi chiede i contatti.

Qualche giorno dopo ricevo un messaggio che si conclude con un invito a smettere di lavorare per dei Belgi e prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di tornare a casa ad aiutare un'azienda della nostra terra a crescere internazionalmente.

Lì per lì ho rifiutato. Avevo voglia di tornare, ma ero da tempo orientato verso Milano per mille motivi che non sto qui a spiegare.

Dopo circa due mesi il CEO di questa azienda mi contatta dicendomi che insieme ai suoi due co-fondatori sarebbero stati a Barcellona per due giorni e, contestualmente, mi invitano a visitare i loro uffici in Catalogna.

Spinto dalla curiosità prendo un aereo per Barcellona e decido di passare la giornata nei loro uffici rientrando la sera stessa a Madrid.

Da quella soleggiata giornata di inizio Novembre a qualche settimana fa, mi sono passate per la testa più e più volte tutte le cose che ho provato a raccontare all'inizio di questo post: i chilometri fatti, le alzatacce alle 4 di mattina per prendere il volo delle 7, i rientri notturni, l'idea di non avere un posto da poter chiamare casa, la difficoltà di cambiare paese ogni volta, l'incertezza verso il futuro e soprattutto l'idea che il mio primo nipotino sarebbe nato di lì a poco e che io l'avrei visto crescere da lontano, come già successo tante volte con i figli dei mei amici, diventando per lui un estraneo più che uno zio vero.

Metteteci tutto questo, metteteci pure i 35 anni, il desiderio di mettere radici in un posto, metteteci la stanchezza, ma allo stesso tempo il desiderio di non buttare all'aria tutto quello che ho imparato e che mi sono guadagnato in questi anni di gavetta e sacrifici. Metteteci anche che mi è bastato prendere in braccio mio nipote per capire che, come dice una mia amica, l'origine è la meta e possiamo girare in lungo e largo il mondo, ma non c'è posto sulla terra che abbia la capacità di donare la magia di casa propria. E che non importa quindi se siamo a Londra, Milano, Parigi, Berlino, Bruxelles, Madrid o qualunque altro posto preferiate aggiungere a questa lista: la vera differenza la fa quello che siamo e quanto siamo felici. Io non lo ero più. E non avevo più un buon motivo per rimanere lontano.

Credo quindi sia arrivato anche per me il tempo di provare a trovare quella felicità. Di scegliere un posto e provare a rimanerci più a lungo possibile.

Per me gli anni non sono mai iniziati a gennaio, ma a Settembre. Non ho mai amato particolarmente le liste di fine anno e i buoni propositi di gennaio (anche perché non ho mai incontrato nessuno che li rispettasse), ma questo 2018 inizia per me con un nuovo lavoro in un'azienda pugliese dal potenziale incredibile, tanti talenti e la voglia di imporsi sulla scena internazionale. Inizia con il ritorno nella mia città natale (che poi con il 2019 alle porte proprio un brutto posto dove vivere non è), e soprattutto inizia con un nipotino tra le braccia da viziare e a cui insegnare tutto quello che so.

Come potrete capire, la morale di questa storia è che i matrimoni sono cosa buona e giusta e che bisogna andarci.

Buon 2018 quindi e buona vita a tutti coloro che decideranno di viverla per davvero. Qualunque cosa questo significhi per ognuno di voi.

La prossima
storia nasce
adesso

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