Esattamente un anno fa ero a Boston per una serie di conferenze. Nel viaggio in autobus che mi ci portò da New York pensai che ancora una volta stavo compiendo gli anni lontano da casa. Certo, ritrovarmi di fronte a Michelle Obama in una sala stracolma fu un regalo fantastico, ma aveva senso stare dall'altra parte del mondo mentre i tuoi affetti più cari ti cercavano per celebrare la tua nascita?
No. Non aveva nessun senso. Per cui, visto che ci vollero 5 ore per attraversare il Connecticut ed il Massachusetts ebbi molto tempo per pensare.
Così mi capitò di pensare a quale fosse il mio primo ricordo.
Qual è il vostro primo ricordo? Ve lo siete mai chiesto?
Da allora lo faccio costantemente. Non so se per scoprire se ce ne sono altri più vecchi da portare alla luce, oppure se per paura di perdere quello lì.
Così mi sforzo di visualizzarlo più che posso, aiutando la mente a non perderlo o cambiarlo.
Il mio primo ricordo è di me, seduto nel seggiolino sul sedile posteriore della vecchia Ford di mio padre, con mia madre accanto a me e lui alla guida.
Ricordo l’aria ancora tiepida passare dai finestrini leggermente aperti e ricordo distintamente il buio della sera.
Non so dire che mese fosse. Mi piace pensare fosse Settembre perché il profumo della prima aria che respiri è unico, ti rimane impresso, stampato nella memoria. Tanto da riconoscerlo subito quando arriva il tempo.
E quel ricordo ha quel profumo lì.
Alla fine dell'ultima curva della stretta stradina che dal paese di mia madre porta a Matera, mio padre si fermava spesso perché lì, in un angolo preciso e con la giusta oscurità, in alcuni periodi si vedevano brillare delle lucciole.
Una volta fermi mi prendevano in braccio e mi portavano vicino queste piccole lucine svolazzanti per guardami mentre facevo comparire in viso la più incredibile delle espressioni di stupore.
E ricordo i loro sorrisi.
Quando mi sono chiesto quale fosse invece il secondo, mi è venuto alla mente un profumo.
Non ho immagini precise, solo cose vaghe, ma ho chiaramente in testa quel profumo. Ed è un profumo che veniva dal forno. Non so se avevo un mese o un anno di vita, ma so che era tra fine settembre e inizio ottobre perché poi, quando anni dopo ho capito cosa fosse quell’odore, ho realizzato che si trattava di una cosa super stagionale, una cosa decisamente legata alla tradizione contadina, quindi apparentemente povera, ma in realtà intrisa di una ricchezza antica. In quel forno c’erano dei cardi.
Se non conosci il cardo nella sua forma originale non diresti mai, guardandolo, che è commestibile. È spinoso irritante e quasi infestante. Ma ha anche un significato storico incredibile per una pianta così umile e selvaggia.
La leggenda vuole che alla morte del pastore siciliano Dafni la Terra, piena di dolore, fece nascere una pianta piena di spine. Il cardo, appunto. È quindi una pianta intimamente legata al mondo contadino.
E questo è il secondo profumo che ricordo.
Un ricordo che parte dal principio, racconta da dove si viene, e quindi quello che siamo.
Un anno dopo, a 36 anni, quei due ricordi me li tengo ancora stretti e, anche se stasera non ci sarà Michelle Obama a raccontarmi la sua visione del mondo, avrò di fronte gli occhi del mio nipotino che proveranno a descrivermelo insieme a tutto quello che mi è mancato negli ultimi 16 anni stando lontano da qui.