Dopo 150 km in auto, 2 ore di volo, una metro, un’ora di treno e un taxi, mi sono reso conto che erano quasi due anni che non mettevo il naso fuori dall’Italia. Non succedeva per così tanto tempo da una ventina d’anni.
Nonostante i tanti regali, gli auguri, la splendida compagnia di questi giorni e l’affetto della mia famiglia che più di ogni cosa è importante, credo che questa sensazione sia il regalo più bello che mi sia fatto.
La cosa curiosa però è che nonostante sia la prima volta che vengo in questa città, non mi stupisco, non trovo niente di strano o diverso.
Mi sembra di esserci già stato. Mi sento un po’ a casa ovunque vada perché ogni paese che visito per lavoro (come in questo caso) o per piacere, ti lascia in testa qualcosa che poi diventa parte di te e ti riconnette con quel posto.
Molto spesso è l’odore dei posti. E ognuno ha il suo.
Qui, in Germania, riconosco l’odore di Bretzel, Kebap, delle conifere che circondano questi luoghi, delle frittelle di strada, dell’aria fresca di inizio autunno, del nuovo cambio di rotta che sta prendendo questo paese e della serena opulenza della gente che ci vive e con cui, volenti o nolenti, siamo più connessi che mai.