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Appunti di vita

Scozia

Scozia · agosto 2024
edimburgo
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Edimburgo

Edimburgo è esattamente come te l’aspetti. Maestosa, affascinante, totalmente calata nel suo passato. Sia la città vecchia che quella nuova sono il risultato della capacità umana di trasformare della cose semplici come pietre arenarie in case, chiese, castelli e di farne dei luoghi magici.
Il clima scozzese in qualche modo crea l’ambientazione perfetta perchè questa terra diventi magica.
Camminando per la città non ci vuole molto a capire perché questa città sia stata l’epicentro di tante storie, ma anche il fulcro di infinite fiabe e leggende. Storie di re, cavalieri, maghi e chi più ne ha più ne metta.
Ci godiamo due tramonti stupendi, ma è un peccato non riuscire a vedere la città al buio. Il sole si alza presto e cala quasi a mezzanotte e noi siamo troppo stanchi per rimanere in piedi così tanto.
C’è poco tempo e vogliamo giararla in lungo e in largo il più possibile, ma la sera è caìna e non fa che presentarci il conto del nostro girovagare.
Le forze ci abbandonano e si va a nanna.
La zona di Grassmarket è fatta di ripide strade ai cui lati torreggiano file di palazzi a mattoni scuri, intervallati da edifici intonacati di giallo canarino, blu cenere, rosso opaco.
Per Diagon Alley sembra proprio che la Rowling si sia ispirata a questa strada di Edimburgo, come si può leggere in una targa all’inizio di Candlemaker Row.
Edimburgo offre ispirazioni ad ogni angolo. Specialmente se vuoi diventare uno scrittore.
Quando la J. K. Rowling dovette cercare ispirazione per dare un nome ai suoi personaggi si rifugiò, tra gli altri luoghi, al Greyfriars Kirkyard.
In questo cimitero, infatti, tra le tante lapidi, alcune riportano nomi di personaggi finiti nel libro tra cui: Robert Potter, William McGonagall, Elizabeth Moodie e Margaret Louisa Scrymgeour Wedderburn.
La più famosa e visitata è, senza dubbio, la tomba di Thomas Riddle.
Alla fine però esco chiedendomi quante possibilità ci fossero che i defunti di questo cimitero diventassero celebri a distanza di centinaia di anni dalla loro scomparsa. Nessuna, credo. Eppure, che ci crediate o no, queste tombe sono immortalate da migliaia di scatti, selfie, sono diventati protagonisti di storie a loro insaputa e senza alcun particolare merito.
È la potenza delle storie!
Peccato non riuscire a partecipare al famoso festival di Edimburgo. Uno dei festival artistici più importanti d’Europa. Bisognerebbe rimanerci un mese per le tante cose che ci sono da fare.
E poi quest’anno per la prima volta, una non scozzese lo dirige. Figuriamoci se lo davano in mano ad un’inglese o un gallese. Il direttore artistico quest’anno è Italiano! Anzi, italiana!
Niente da fare però. Il festival è appena iniziato e noi dobbiamo continuare. Ci aspetta un lungo viaggio.

Scone Palace

Scozia

Prima di lasciare la capitale scozzese ci siamo dati una missione: una visita al panfilo reale più famoso del mondo.
Arrivato nella zona portuale di Edimburgo scoviamo la Britannia ormeggiata a prendersi il meritato rispetto che le si deve.
Mettere in mare questo imponente panfilo è tutt’altro che facile. I viaggi si preparavano almeno un anno prima, ma nonostante questo nel corso della sua vita ha fatto l’equivalente di un giro del mondo all’anno.
La nave è un groviglio di corridoi, cabine, spazi per i marinai, per gli ufficiali e per la famiglia reale ovviamente.
Il luogo più affascinante, oltre alla camera della regina e al suo studio, è la grande sala dei rinfreschi, dove più che altrove sulla nave, la maniacalità del protocollo raggiungeva livelli mai visti.
Qui hanno cenato, ospiti della famiglia reale, i grandi della storia moderna: Wiston Churchill, Margareth Tatcher, Tony Blair, J.F.K., Eisenhower e tanti tanti altri.
La nave è tenuta benissimo, ma troppo costosa per lasciare gli ormeggi. La sala motori è un esempio incredibile di ingegneria navale inglese, con le sue turbine tirate a lucido e le decine di manopole e tubi luccicanti.
A bordo ci sono almeno 3 pub con sale relax per i marinai, un ufficio postale fondamentale per tenere il morale alto e una lavanderia enorme, oltre che cucine, celle frigo, due garage, uno per la Rollls-Royce reale e uno per il Range Rover.
La Britannia è stata un luogo importante sia per l’immagine della famiglia che dal punto di vista diplomatico.
A detta sua era il posto dove la regina Elisabetta II riusciva a rilassarsi di più.
Ne usciamo ammaliati e con quel fascino tipico di chi tocca da vicino la magnificenza e la classe della famiglia reale britannica consapevoli che loro, insieme alla nobiltà inglese, giocano un campionato diverso. Che sono ancora una parte importante di questo paese, nonostante gli scandali, le vicissitudini e le dinastie che si avvicendano. Sono ancora la colonna portante di un modo di essere britannici a cui gli stessi britannici si sentono legati, volenti o nolenti.
Scendiamo e andiamo a prendere la nostra auto a noleggio e, dopo aver ripreso confidenza con la presenza del volante dalla parte sbagliata dell’abitacolo, usciamo da Edimburgo alla volta di Perth.
Un’oretta circa e raggiungiamo la città che anticamente ospitava il parlamento scozzese e, prima ancora, la storia di una casata reale che ha portato le gesta dei suoi avi nella storia.
Poco fuori la città entriamo nella spettacolare proprietà del palazzo di Scone.
Scone fu per quasi 1000 anni il luogo di incoronazione dei re scozzesi e il luogo della Pietra di Scone.
Visitando il palazzo ho letto qualcosa sull'affascinante leggenda che circonda Moot Hill e il suo rapporto con la pietra. In poche parole, entrambi erano necessari per dare legittimità all'incoronazione.
Quando qualcuno pronunciava le proprie promesse al popolo scozzese e venivano prese le decisioni più importanti, veniva fatto da qualcuno in piedi su un pezzo di terra che rappresenta letteralmente tutta la Scozia.
Qui regnarono Macbeth e il suo nemico mortale Malcolm nell’XI secolo, Robert Bruce fu incoronato qui con il sangue del suo rivale ancora caldo sulle proprie mani e durante l’invasione inglese la Pietra del destino è stata rubata e portata a Westminster.
Da 400 anni i proprietari dello Scone Palace sono i Conti di Mansfield che li dentro ci vivono e, come tutti i nobili d’un tempo -Windsor inclusi- hanno aperto al pubblico parte della loro proprietà per pagarsi un po’ di spese.
O forse, penso, è solo un altro modo per farci sentire “figli di un ceto minore”.
Devo ammettere però che la cosa più bella è il parco del palazzo, pieno di piante autoctone e non, di un orto enorme che serve il palazzo, di un labirinto a forma di stella e di angoli di pace assoluta che compaiono tra le fronde degli alberi mentre si cammina.
Una passeggiata del parco non basta per apprezzare la quiete e la bellezza di questo posto, ma dobbiamo accontentarci: si riparte alla volta di “grande inverno”.

Inverness

Scozia

Arriviamo a Inverness nel tardo pomeriggio dove alloggiamo in una guest house a dir poco “cozy”.
Janice, la proprietaria, ci elenca una serie di cose da fare e non fare, e ci raccomanda di fare assoluta attenzione ai Midges, gli irritanti insetti scozzesi che per qualche ignoto motivo hanno deciso di stabilirsi sull’isola di Skye.
“C’è una barriera quando si passa il ponte. Di qua del ponte state tranquilli. Oltre ci sono solo loro. Una volta di là fate attenzione: hanno denti e attitudine!”.
Sistemare i bagagli facciamo un giro per Inverness. È una città molto carina, tranquilla e pressoché residenziale, resa ancora più magica da un infinito tramonto.
L’indomani la lasciamo per raggiungere Fort Augustus, costeggiando le sponde del lago di Loch Ness per, finalmente, abbandonare l’auto e infilarci le scarpe da trekking.
Prima facciamo una piccola sosta per ammirare ciò che rimane del Castello di Urquhart poi, una volta arrivati a destinazione, ci apprestiamo a godere della vista dall’alto.
Attraversiamo quindi un bosco magnifico camminando verso la cima di uno dei tanti promontori che circondano il lago più grande e misterioso del Regno Unito.
Attraversiamo il “bosco delle fate”, tra muschio, pini e luce che filtra tra le fronde fitte. È uno spettacolo esalatato dall’odore meraviglioso dei boschi del nord.
Il lago è enorme in effetti e da quassù una parte di noi sperava di vedere un’ombra sottomarina, ma di Nessy non c’è traccia.
Dopo questo piccolo, ma incantevole, giro nei boschi ci rimettiamo in auto in direzione dell’isola di Skye. Prima di oltrepassare il lungo ponte che porta all’isola non si può non fare una sosta al Castello di Eilean Donan: il castello del film Highlander.
Purtroppo arriviamo poco dopo la chiusura e quindi ci limitiamo a guardare questo spettacolo dall’esterno.
Il castello si erge su un promontorio sul lago. È così scenografico che anche la leggera pioggerellina che inizia a venire giù ha un che di magico.
A inverness ho iniziato a notare quanto gli scozzesi siano gentili e simpatici.
La cortesia in questa nazione è la base del vivere in società, ma qui sento come se c’è qualcosa che va oltre. Non si tratta di “semplice” educazione, ma di vera gentilezza.
È quando non le hai le cose che ne capisci l’importanza, no? Ecco, mi mancava essere accolto con il sorriso, sentire scusarsi per cose davvero irrisorie e il mettersi a disposizione per gli altri. Sono cose che purtroppo da noi si fa fatica a trovare.
C’è un’altra cosa però che mi è chiara: di tutti gli accenti inglesi che ho sentito, questo è davvero il più bizzarro. Se non si ha una discreta fluidità nella conversazione e una buona capacità di ascolto si rischia di fare fatica. Avete presente quell’accento British tipico della upper-class inglese? Ecco, dimenticatevelo. Qui è quasi impossibile da trovare.
La cosa positiva però è che nessuno farà caso alla mia dizione anglosassone decisamente poco raffinata, mentre io mi godró questa simpatica parlata da fumetto.

Isle of Skye

Scozia

Arrivati sull’isola di Skye iniziamo a gironzolare per la costa orientale seguendo la strada costiera e fermandoci quando la pioggia ci da un po’ di tregua o quando c’è qualcosa che cattura la nostra attenzione.
I paesaggi iniziano a ricordare le descrizioni lette quando preparavamo il viaggio.
Il verde dei prati a valle, le montagne brulle a strapiombo sul mare, le isole in lontananza, le cascate d’acqua ai bordi della strada sono solo i primi segni di quello che ci aspetta.
Man mano che avanziamo la strada si restringe diventando ad una corsia, in alcuni casi mettendo alla prova la nostra auto, decisamente troppo bassa per affrontare le nostre intenzioni.
Raggiungiamo Portree dopo varie soste.
La guida ci dice che, anche se per chi viene da luoghi più urbanizzati questo può sembrare un piccolo villaggio, Portree è considerata un po’ la capitale dell’isola di Skye.
In effetti è un po’ la base per chi si avventura nell’isola, ed è anche molto carina, grazie alle sue case colorate che si affacciano sul porto, ai gabbiani che svolazzano in cerca di cibo e alla costa che, in alcuni punti, scende ripida verso l’acqua.
Ci invitano a comprare i biglietti per l’evento sportivo dell’anno, una specie di micro olimpiade locale fatta di sport di cui ignoravo l’esistenza, ma che rendono bene ai venditori di birra e di salsicce alla brace presenti nei paraggi. Preferiamo continuare dopo essseci concessi un caffè accompagnato, nel mio caso, dalla mia preferita in assoluto: la carrot cake.
Il nostro giro dell’isola continua tra vari de-tour, paesaggi sconfinati per chilometri senza nient’altro che pecore o le famose mucche scozzesi con la frangia. Un paesaggio che lascia a bocca aperta, specialmente quando il cielo lascia spazio ad un po’ di sole.
Attraversiamo paesini fatti di poche case, fattorie, passaggi per auto tra le staccionate divisorie dei pascoli, e costeggiando le tante braccia di mare che si insinuano nella costa fino a raggiungere Elgol, il vertice di una zona costiera in cui penso di aver contato non più di 30 case in quasi un’ora di strada. Qui i miei più terribili incubi stanno per concretizzarsi quando, dopo aver perso le speranze e al limite dell’umana capacità di resistere, con il sudore freddo che ormai mi scende dalla fronte e sulla schiena, incredibilmente faccio una curva e lo vedo.
A Elgol ci sono sostanzialmente tre cose degne di merito: un molo, un piccolo bar gestito da un buffo signore dall’accento assurdo che vive lì affianco e un bagno pubblico accessibile con un “Tap” della carta, perfettamente funzionante, moderno e pulitissimo!
Con soli 50p il disastro è evitato, ma non lo è la mia incredulità per le cose meravigliose che noi umani siamo in grado di fare nei luoghi più assurdi e sperduti del globo.
Mai mi sarei aspettato quel bagno in quel posto e in quel momento. Eppure c’è. Ed è stata una visione meravigliosa tanto quella della strada del ritorno che facciamo con il cielo, stavolta, dalla nostra parte.
Sull’isola di Skye mi accorgo qua e lá di vari cartelli che troverò anche altrove in giro per la Scozia.
Sono annunci lasciati sulle porte di ristoranti, di alcuni presidi medici dell’NHS, di bar o di altre piccole attività imprenditoriali: sono tutti annunci di lavoro.
A quanto pare manca personale in tanti posti e tutto quello che ci dicono a proposito stride parecchio con le notizie che sentiamo alla radio. Il nuovo governo infatti affronta i suoi primi problemi dovuti a delle proteste in varie città contro l’aumento del costo della vita. Proteste che in alcuni casi diventano contro gli immigrati e che in Irlanda del Nord finiscono per riaprire delle ferite mai totalmente chiuse tra cattolici e protestanti.
Sentiamo di bambini di 7 anni che lanciano molotov contro negozi e la cosa ci lascia allibiti.
Sono le conseguenze di 15 anni di disastri dei Torys, in particolare di uno, il peggiore di questa nazione dalla seconda guerra mondiale: la Brexit, che unita alla fallimentare gestione della pandemia ha lasciato cicatrici la cui profondità si fa ancora fatica a vedere.
È tutto diventato più caro, alcuni lavori che i britannici non vogliono fare più non si riescono a coprire e questo, a cascata, impoverisce i servizi pubblici, pesa sul welfare che qui da anni è stato smantellato a favore di organizzazioni privatistiche, impoverisce il ceto medio e porta a seri problemi i ceti più indigenti, creando le cosiddette “guerre tra poveri”.
Certo, l’ho semplificata parecchio, ma il succo è questo ed è un processo che era già evidente quando vivevo a Londra, Cameron era premier e Boris Johnson era sindaco della capitale.
Il nuovo governo si è insediato ed è un cambio di rotta radicale rispetto all’era più nefasta del populismo conservatore britannico.
Vedremo che succederà, ma la strada non è facile e sicuramente non veloce.
E anche qui sull’isola di Skye, dove Londra, Kiev, Mosca, Tel-Aviv o Teheran sembrano avamposti remoti di pianeti distanti anni luce, gli effetti di tutto questo risuona tra le vallate a strapiombo nel mare del nord con la stessa forza con cui il vento sbatte contro le scogliere.

Fort William

Scozia

In attesa che i nostri panni sporchi si lavino e asciughino in una lavanderia di un piccolo borgo non lontano da Fort William, decidiamo di sederci in un caffè quando, poco dopo, il tavolo accanto al nostro diventa il ritrovo quattro signore della zona che hanno abbonadatemente superato i 70.
Scopo della mattinata è riunirsi per commentare i fatti accaduti lì attorno e ovviamente esprimere lunghe opinioni sul meteo, decisamente lo sport più in voga da queste parti.
Devo dire che la passione per il meteo pervade tutta la nazione anche se, in completa controtendenza rispetto agli italiani che ci vanno in vacanza per qualche giorno, nei miei anni londinesi non l’ho mai accusato.
Anzi, la perenne primavera e il perenne autunno inglese non mi hanno mai fatto rimpiangere l’afa e il caldo delle mie latitudini.
Così, con il cielo variabile e qualche goccia d’acqua qua e là, decidiamo di prendere una barca che, dal mare, ci fa vedere il territorio, mostrandoci oltre alle bellezze naturali e alle foche autoctone, anche quelle che sono le principali attività economiche della zona. Vediamo la più grande segheria della Gran Bretagna, una fonderia di alluminio ben nascosta tra i boschi che ha svolto un ruolo fondamentale durante la seconda guerra mondiale, tanti allevamenti di cozze e soprattutto allevamenti di salmoni. Quello che vediamo ne contiene circa 60.000, molti dei quali arriveranno sulle nostre tavole a prezzi sconsiderati per il solo fatto di avere sopra una bandiera blu con una croce bianca.
Fort William è un posto famoso per le tante escursioni che si possono fare sul Ben Nevis, la montagna più alta della Scozia, o per il suo Caledonian Canal, ma ha subito un’impennata turistica dopo il primo capitolo del film del maghetto.
Da qui parte il famoso Jacobite Steam Train. Si, proprio lui, quello che porta ad Hogwarts.
Non ci vuole molto infatti per vedere famiglie con prole al seguito dotata di cappello, mantello e bacchetta pronta a saltare sul treno per un giro turistico dal prezzo decisamente poco abbordabile.
Ma i treni a vapore sono affascinanti e così lo vediamo partire dalla stazione per poi andare ad aspettarlo passare sul famoso Glenfinnan Viaduct mentre sputando vapore e fumo dalla locomotiva, fischia come nei film per salutare i tanti presenti.
Chiuso il momento Harry Potter, l’indomani ritorniamo a gironzolare per i dintorni, finendo con un bellissimo trekking attorno alla cascata di Kinlochleven dove ci sentiamo inutili appena vediamo che c’è chi si arrampica sulle pareti verticali accanto alla cascata per passare il pomeriggio.
Noi più umilmente seguiamo il sentiero che sale dentro un piccolo torrente. Dalla cima della collina e la vista è spettacolare e ci rincuora per la fatica fatta.
Oltre fort William continueremo lasciandoci le Highlands alle spalle e ci viene da pensare che sarà un lento ritorno alla civiltà.
Poco dopo però ci fermiamo e ci correggiamo. No, non si tratta di un lento ritorno alla civilità, ma alla città. Perché forse la civiltà vera, quella umana, la cordialità e il garbo realmente interessato dei locali, il bagno pubblico nel mezzo del nulla, i boschi manutenuti alla perfezione e la natura rispettata e amata sono la cosa che più si avvicina alla definizione di civiltà, cosa che nei grandi centri, guidati da egoismo e menefreghismo, si fa sempre più fatica a trovare.

Glasgow

Scozia

Attraversiamo chilometri e chilometri di lande brulle alternate da distese di prati a perdita d’occhio prima che la strada si infili in una vallata dove vediamo le “three sisters”, tre promontori gemelli che dominano la valle. Qui riecheggia solo il rumore delle macchine che passano e la cornamusa di un musicista che cerca di racimolare qualcosa da chi si ferma a fare foto o da chi parte o arriva verso quella che sembra un’ora di salita verso la cima. L’atmosfera sarebbe eterea se non fosse per la gente che, giustamente, si ferma a godere del panoarma mozzafiato.
La strada che facciamo ci mostra paesaggi straordinari. È forse una delle più belle strade che abbia mai fatto e ricordo distintamente di averla vista più volte in Top Gear all’epoca di Jeremy Clarkson, Richard Hammonde e James May.
Lentamente il paesaggio cambia. Abbiamo costeggiato il Loch Lomond & The Trossachs National Park e l’atmosfera inizia a diventare più famigliare. Tra fattorie e campi coltivati ci sono famiglie che si godono il sunday lunch sotto un caldo sole e lo sguardo distratto delle solite mucche e pecore sparse qua e là sulle colline attorno.
Arriviamo a Stirling ed andiamo subito a visitare il castello, attività che richiede un intero pomeriggio.
È il castello dove William Wallace, quel Braveheart interpretato da Mel Gibson, si è distinto per le sue gesta di ribellione contro gli inglesi.
In realtà la storia del castello è bel più ampia, ma qualunque atto di ribellione contro gli inglesi da queste parti è solidamente impresso nella memoria e costantemente celebrato.
Oltre al castello e al sua non grandissimo centro storico, Stirling non ha molto da offrire, così l’indomani ci avviamo verso Glasgow per la nostra ultima tappa.
Sfortuntamente a Glasgow non riusciamo ad arrivare in tempo per due eventi che colgono la mia attenzione: il festivale annuale di cornamuse che si svolge con artisti e generi musicali di tutti i tipi in vaie location della città. Ovviamente è tutto sold-out così abbandono le mie speranze di setire un po’ di musica dal vivo. L’altro evento che si sta svolgendo a Glasgow è il festival internazionale della Sience Fiction che richiama migliaia di persone ogni anno e che però è all’ultimo giorno. Eventi che abbiamo scoperto esserci poco prima di arrivare e, quindi, non pianificati per tempo. L’attenzione sul meraviglioso Festival di Edimburgo è giustamente tanta, ma a Glasgow devo ammettere che non sono da meno.
Nei giorni in città visitiamo la cattedrale in stile neogotico e i suoi dintorni, finendo in una casa museo famosa per essere la prima abitazinoe di Glasgow. La casa di per sé non mi dice molto, ma faccio due chiacchiere con il ragazzo che la presidia (anche questa, come molto altro in UK è ad ingresso gratuito). Lui, da bravo scozzese, mi parla della Brexit, della pandemia, dei soldi che la scozia ha investito nel turismo della «cintura», così la chiamano qui, la zona tra Glasgow ed Edimburgo, dove vive la maggior parte della gente, dimenticandosi un po’ delle highlands che quindi soffronto di un po’ di problemi di incoming legato al tanto turismo che gli arriva.
Io gli dico che nonostante tutto siamo stati bene e che l’overtourism è ben altra cosa, portandogli l’esempio di Matera o di altre città italiane. Lui ci ridà dentro con velate ed educatissime maledizioni nei confronti della Brexit accennando al fatto che l’indipendenza scozzese potrebbe aiutare.
Gli avrei potuto rispondere che l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito avrebbe probabilmente gli stessi effetti di quelli che ha avuto l’indipendenza del Regno Unito dall’Europa, effetti di cui si lamentava fino a 5 minuti prima. Ma no, non l’ho fatto altrimenti avei passato il pomeriggio lì a discutere con quello che potrebbe essere assimilato ad un neo-leghista anglosassone convinto che secessione o autonomia (differenziata o meno) siano un bene per il sistema paese.
Lo salutiamo consigliandoli di non venire in Italia a luglio e agosto se non vuole sciogliersi e proseguiamo direzione Campus dell’Università di Glasgow.
No, non sono andato a re-iscrivermi, ma a visitare un luogo storico che ci ricorda Hogwarts forse più di ogni altro posto visto fino ad ora. Ecco, non c’è altro modo per definirlo. Struttura incredibile: un vero e proprio museo.
Viste le previsioni un po’ ballerine ci spostiamo lì vicino in un altro posto meraviglioso: il grande giardino botanico della città. Un piede dentro la grande struttura di vetro e acciaio e siamo catapultati nei quattro continenti, tra foreste tropicali e deserti. I giardini botanici sono incredibili e quando costruiti dentro luoghi affascinati come questo lo diventano ancora di più. Vivessi qui, lo ammetto spudoratamente, ruberei qualche rametto qua e là per fare delle talee. Diventerebbe il mio sport della domenica.
E’ incredibile la varietà di piante che ospita.
Lì vicino c’è il bellissimo Kelvingrove Art Gallery and Museum che insieme alla Modern Art Gallery completano il nostro tour di Glasgow che mi pare una città più «normale» di Edimburgo, meno turistica, ma non meno ambiziosa. Sentiamo anche che presto arriverà una produzione hollywoodiana a girarci «Frankenstein». Chissà, magari la rivedremo presto in TV.
A Glasgow finisce il nostro tour della Scozia. Facciamo provviste che insieme alle coperte di lana scozzese acquistate qualche giorno prima ci fanno pensare di essere gli unici italiani al mondo che tornano dal Regno Unito il 14 di agosto con coperte di lana e cose da mangiare (chi si lamenta del cibo in UK evidentemente non lo conoscono abbastanza o appartiene a quelli insopportabili personaggi che «solo in italia si mangia bene»).
Questi 10 giorni ci hanno sfiancato. Il contachilometri dell’auto segna 1.500 Km percorsi su ogni tipo di strada in ogni condizione meteo e, ripeto agli amici scherzando, tutti fatti contromano. Quello delle gambe supera abbondantemente i 100 km. Nonostante siamo stati costretti a saltare la zona nord occidentale del paese, questi dieci giorni ci hanno regalato paesaggi mozzafiato, luoghi magici immersi nella storia e nell’immaginario di film memorabili, il fresco che tanto cercavo dopo mesi di caldo torrido e quel sapore inglese che tanto mi mancava.
La scozia è davvero un mondo a sé stante, con lingua, moneta e cultura, eroi e leggende diverse dal resto del paese, ma si comporta così come si comporta la cultura napoletana rispetto alla romana, veneta o siciliana: sono luoghi, lingue e culture diverse che però ormai fanno parte tutte di una unica grande nazione. Una nazione, quella del Regno Unito, che vedo sofferente, che ha raggiunto il fondo e che cerca di rialzarsi con le proprie gambe, le uniche su cui -sbagliando- ha deciso di voler fare affidamento. Ciò che non cambia però è la dignità, l’eleganza, la cortesia e l’educazione che mediamente pervade la gente d’oltre manica. Sono degli europei che hanno smesso di esserlo solo sulle carte bollate, ma che continuano ad esserlo dentro e che, speriamo, torneranno presto nella grande famiglia che hanno contribuito a fondare.

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